Stampe antiche con vedute di città dello Scoto


Tra le stampe antiche con vedute di città un posto di riguardo è occupato da quelle che adornano le numerose edizioni dell'Itinerario d'Italia dello studioso ed esperto di diritto Francesco Scoto.

Franz Schott, italianizzato dai Veneti in Francesco Scoto (1548 - 1622), nacque ad Anversa, fratello maggiore di Andrea, dotto gesuita, all'epoca più conosciuto del primogenito; egli ebbe occasione di compiere un viaggio in Italia che costituirà la molla per scrivere la prima guida turistica in assoluto per visitare la Penisola.


Preparata a fine cinquecento pensando ai pellegrini che in occasione dell'imminente Anno Santo avrebbero intrapreso il viaggio in Italia, l'Itinerari Italiae rerumq[ue] romanarum libri tres fu edito ad Anversa nell'Officina Plantiniana da Joannes Moretus nel 1600, privo ancora dell'apparato di stampe antiche con vedute di città.

Il testo venne scritto dallo Scoto indubbiamente pensando all'esperienza diretta vissuta, ma ancor più leggendo del racconto dell'umanista ed antiquario Stephanus Winandus Pighius nel suo viaggio in Italia del 1573-'75 contenuto nell'Hercules Prodicius, opera edita nel 1587 e divenuta, soprattutto attraverso la rilettura dello Scoto, il riferimento per i viaggi in Italia.



Nella biblioteca del giureconsulto di Anversa certamente vi erano altri testi che fornivano informazioni di vario genere sull'Italia, in particolare dal suo Itinerario d'Italia si colgono le influenze dell'Italia illustrata scritta da Flavio Biondo dopo i suoi viaggi e pubblicata nel lontano 1474 e di Leandro Alberti con la sua Descrittione di tutta Italia, nella quale si contiene il sito di essa, l'origine et le Signorie delle Città et delle Castella pubblicato a Bologna nel 1550, opera che si basava sia sulle esperienze dirette, sia sui racconti dello stesso Flavio Biondo.  italia nello scoto


Quindi, più che al contenuto o al formato tascabile (in-16° o al massimo in-8°) adatto al viaggiatore, il grandissimo successo dell'Itinerario d'Italia dello Scoto va ricercato nel suo apparato di stampe antiche con vedute di città.

Le prime d'esse apparvero già nella prima edizione in Italia stampata sempre in latino a Vicenza da Francesco Bolzetta in coedizione con Pietro Bertelli nel 1601 col titolo Itinerarium nobiliorum Italiae regionum, urbium, oppidorum et locorum nunc serio auctum et tabellis chorographicis et topographicis locupletatum, pubblicazione che vide il testo ampliato dall'apporto del frate bolognese Girolamo Giovannini da Capugnano, all'epoca a Vicenza come inquisitore, il quale inserì le note su alcune regioni prima dimenticate, come Liguria, Toscana, Piemonte, ma anche il capitolo relativo all'arrivo in Italia dal Brennero passando per Trento, Bassano e Treviso.

frontespizio dello scoto

Nel 1610 Bolzetta e Bertelli sempre in ambito veneto si cimentarono separatamente in altre due edizioni: a Vicenza vi fu di Pietro Bertelli la terza in latino ed a Venezia quella di Francesco Bolzetta, la prima col testo tradotto in italiano, dal titolo Itinerario o vero nova descrittione de' Viaggi principali d'Italia [...] di Andrea Scoto. Nouamente tradotto dal Latino in lingua Italiana, & accresciuto di molte cose.
Probabilmente il volume fu stampato a Vicenza, ma nel frontespizio si indicherebbe la città lagunare in quanto le pubblicazioni veneziane erano considerate più pregiate.



È da quest'ultima impressione che inspiegabilmente l'Itinerario d'Italia venne attribuito in caratteri cubitali ad Andrea Scoto, fratello minore di Francesco e tale attribuzione resterà nel titolo di tutte le edizioni del Bolzetta.Il numero di stampe antiche con vedute di città nell'opera dello Scoto crebbe sensibilmente col passare delle pubblicazioni, superando in talune anche abbondantemente le centinaia, ma attestandosi mediamente fra le venti e le quaranta. Essendo un libretto rivolto ad un pubblico geograficamente non omogeneo, le iconografie possono essere diverse nella medesima edizione per numero e città mostrate, rendendo quasi impossibile una definita catalogazione delle stampe antiche con vedute di città nelle varie edizioni che oltretutto erano prive di un indice delle illustrazioni.



Si voglia per le dimensioni ridotte, si voglia per lo scopo per il quale erano preparate le stampe antiche con vedute di città si segnalano per essere lavori sommari e mediocri, ma proprio nella loro elementarità, nelle loro sproporzioni sta il fascino, immutato oggi come allora. Le città, tutte caratterizzate dalla presenza dello stemma cittadino in alto, sono viste per lo più a volo d'uccello, seguendo i modelli già affermatisi grazie ad altre opere coeve concentrate sulle raffigurazioni cittadine, in primis le Civitats Orbis Terrarum, talvolta diffuse attraverso il Theatrum Urbium Italicarum di quello stesso Pietro Bertelli già curatore delle prime edizioni stampate in Italia dell'Itinerario d'Italia.


I corsi d'acqua, i laghi, le lagune sono solcate da barchette stilizzate; la campagna, sia coltivata o incolta, è costellata di schematici alberelli e rotta da radi edifici; le mura separano chiaramente il fuori dal dentro, riempito da fitte casine dai tetti spioventi e dalle finestrelle minute che sono organizzate o in ampi agglomerati lungo le vie principali, oppure in piccoli gruppetti ad indicare un dedalo di vicoli; gli edifici principali, solitamente religiosi, sono messi in evidenza attraverso la sproporzione, così i campanili, le torri, le case nobiliari, i moli, le porte risaltano inequivocabili.  genova nello scoto


Ammirando le stampe antiche con vedute dello Scoto si ha la sensazione che le città siano isole dove trovare protezione dai pericoli del viaggio, punti di arrivo del visitatore, ma anche del commerciante, luoghi di accoglienza per l'erudito o il chierico.


Dopo queste prime ristampe, sia in Italia, sia all'estero vi furono numerosissime altre edizioni dell'Itinerario d'Italia di Francesco Scoto.




 
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